Parco Naturalistico Archeologico di Vulci

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Parco Naturalistico Archeologico di Vulci

“Qualcosa di inquietante, qualcosa di molto bello”
cit. David Herbert Lawrence

Vulci, riconosciuta un luogo di eccelenza dal punto di vista vista archeologico, architettonico o paesistico, è una delle più importanti e suggestive testimonianze etrusche di grande rilievo nazionale ed internazionale. Nota in tutto il mondo per la sua origine etrusco-villanoviana e per le vaste necropoli che circondano il pianoro della città con la preziosa Tomba François, il tumulo della Cuccumella, la Tomba dei Soffitti Intagliati e la Tomba della Sfinge; immersa nella natura incontaminata dell’Oasi Vulci una delle più belle oasi naturalistiche d’Italia gestite dal WWF.

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Il Parco Naturalistico Archeologico di Vulci è situato nel territorio di Canino e di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, nella Maremma laziale. Nella pianura che domina il fiume Fiora si trovano i resti dell’antica città etrusco -romana di Vulci, fu una delle dodici grandi Città-Stato dell’Etruria, deve la sua nascita alla presenza umana che fin dal periodo neolitico si attestò lungo la valle del Fiume Fiora e sulle colline circostanti. Gli insediamenti in questa zona diventarono ancor più numerosi nell’Età del Bronzo e, soprattutto, nel periodo villanoviano. Nel VI sec. a.C. Vulci diviene una delle più ricche città dell’Etruria, raggiunse la massima potenza, ed inizia ad elaborare un piano di espansionismo territoriale, la sua giurisdizione si estese su un territorio molto vasto a cavallo tra il Lazio e la Toscana. La foce del Fiume Fiora era il punto di partenza per gli intensi scambi commerciali con l’Oriente e la Grecia, dalle officine di Vulci escono dei veri e propri capolavori. Nel 280 a.C. Vulci viene sconfitta dal console romano Coruncanio, sette anni dopo Roma la priverà del suo sbocco al mare e di una cospicua parte del suo territorio. Cosi comincia la decadenza della città, nel IV sec. d.C. diviene sede vescovile, nel periodo longobardo, però, è ormai completamente abbandonata.
Le strutture attualmente visibili risalgono fondamentalmente al periodo romano ma non mancano interessanti testimonianze della fase etrusca , tra i resti più significativi è la cinta muraria, Costruita con blocchi regolari di tufo era provvista di almeno cinque porte di cui tre ben conservate: La Porta Nord di cui si conservano resti più modesti, ha restituito un deposito di oggetti votivi databile tra il III e il I sec a. C. , la Porta Est attraverso quale si raggiungeva il fiume Fiora ed il porto fluviale e la monumentale Porta Ovest , l’attuale ingresso alla città, che immette i visitatori sul decumano,l’ antica strada romana, che segue direzione Est-Ovest.
Nell’area del Foro si conserva il basamento del Tempio Grande in uso da età tardo arcaica a quella romana; la zona del foro è dominata da due strutture che da sempre sono visibili sul pianoro di Vulci, il cosiddetto Edificio in laterizio e l’Edificio absidato.
Nei pressi del Foro sono stati riportati in luce diverse domus tra le quali spicca la domus del Criptoportico, lussuosa dimora aristocratica risalente alla fine del II sec. a. C, caratterizzata da l’interessantissimi impianti termali con pavimenti a mosaico.

Nella domus immediatamente adiacente particolare importanza ha un Mitreo, santuario dedicato alla divinità orientale Mithra, da cui provengono due pregevoli gruppi statuarii ed altri marmi connessi al culto.
Verso Est, in corrispondenza dell’incrocio del decumano con la via che conduce all’acropoli, si incontrano la Domus con atrio, la Casa del pescatore, la Domus con vasche ed il sacello di Ercole.

Le necropoli che circondano la città sono situate nelle località di Poggio Maremma, Cavalupo, Ponte Rotto, Polledrara, Osteria, Campo Maggio e Camposcala, comprendano circa 30.000 tombe, con forme e tipologie diverse. Da non perdere una visita guidata alla Necropoli Orientale con la Tomba di François, celebre in tutto il mondo per le sue pitture, la Tomba delle Iscrizioni, il Tumulo della Cuccumella, il più grande tumulo di tutta l’Etruria, con il suo diametro di circa 65 metri ed un’altezza intorno ai 18 metri e la necropoli dell’Osteria dove recentemente è stata riportata alla luce e resa fruibile dopo un lungo restauro, l’imponente Tomba della Sfinge.
I reperti provenienti dagli scavi delle necropoli e dalle ricerche nell’area urbana della città sono esposti nel Museo Nazionale Archeologico situato dentro il Castello della Badia (XII secolo) a pochi chilometri dalla biglietteria.
Il Parco Naturalistico Archeologico di Vulci si estende per 900 ettari nella natura incontaminata di tipica macchia mediterranea, l’ambiente naturale si è conservato assai simile al paesaggio ottocentesco della Maremma laziale, il cui fascino attirò tantissimi studiosi e viaggiatori. Nelle sue vallate si possano vedere pascolare le vacche maremmane con le caratteristiche lunghe corna color avorio ed i cavalli allo stato brado. La rigogliosa vegetazione lungo le sponde del fiume è il rifugio per cinghiali, lepri, istrici, volpi,tassi, gatti selvatici e nutrie oltre ad una grande varietà di uccelli. Di incredibile bellezza il letto di fiume Fiora che si snoda attraversa il parco dentro un profondo canyon di rocce vulcaniche, passando sotto il famoso Ponte della Badia, conosciuto anche come Ponte del Diavolo, il fiume forma una cascata riversandosi in un suggestivo laghetto, noto come lago di Pelicone.
A partire dalla Primavera e per tutta l’Estate il Parco organizza un calendario di eventi, che comprende visite guidate in notturna, passeggiate a cavallo, attività sportive, tiro con l’arco, escursioni sensoriali, canoa ecc., secondo il calendario in agenda.

Ponte dell’Abbadia

Il Ponte dell’Abbadia, detto anche il Ponte dell’Arcobaleno o Ponte del Diavolo, domina la rocciosa, profonda gola del fiume Fiora creando un spettacolo architettonico di maestosa bellezza. Il ponte, risalente al III sec a. C., un’ardita opera dell’ingegneria etrusca, di cui tutt’oggi sono visibili le fondamenta dei pilastri in tufo, successivamente venne ricostruito dai romani. In origine, oltre a permettere di superare il fiume Fiora, sorreggeva un acquedotto con il quale veniva condotta l’acqua alla città di Vulci.
Oggi vi si può accedere passando dalla parte del Castello dell’Abbadia, sede del Museo Archeologico Nazionale di Vulci.

Museo Archeologico Nazionale di Vulci

al Castello dell’Abbadia

Il castello costruito nel corso del XII secolo dai monaci cistercensi a difesa del ponte, fu impostato sui resti di un’antica abbazia realizzata nel IX sec. e dedicata a San Mamiliano che era stata fortemente danneggiata dalle incursioni dei saraceni. Il maniero divenne dal XIII sec. un importante centro di assistenza ed accoglienza per i pellegrini ed ospitò anche i templari.
Nel XVI sec. passò nelle proprietà di Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III, che vi operò alcuni interventi. Successivamente divenne una dogana dello Stato Pontificio, in quanto situato ai confini con il Granducato di Toscana. Passò poi ai Bonaparte, nel 1859 ai Torlonia e infine fu acquistato dallo Stato Italiano.
Dal 1975 il Castello dell’Abbadia è sede del Museo Archeologico Nazionale di Vulci e vi sono conservati numerosi reperti provenienti dalle necropoli vulcenti.

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Il Lago del Pellicone

Definito la perla del Parco Archeologico di Vulci, circondato dalle parete rocciose da capogiro ed impreziosito da una cascata dove si riversa il Fiume Fiora, il suggestivo lago del Pellicone è una tappa ‘obbligatoria’ durante la visita del Parco. Il bagno nelle sue acque limpide, alimentate giorno notte dalla freschezza di Fiora, sono un perfetto sollievo per il caldo vibrante delle estati maremmane mentre la costa sabbiosa si presta bene per il momento di relax lasciandosi trasportare dai suoni rilassanti della natura accompagnati dal continuo rombo delle cascate.

Il lago del Pellicone è stato utilizzato come il set cinematografico in molti film, come “Tre uomini e una gamba” dove Aldo e Giovanni simulano una divertente figura di nuoto sincronizzato, “Non ci resta che piangere” dove Mario e Saverio incontrano Leonardo da Vinci, alle prese con l’invenzione delle pale rotanti sull’acqua e “La visione del Sabba” dove il protagonista del film vi si trova per passare una vacanza e lì vede scomparire nell’acqua la donna che gli perseguita la mente.

Le necropoli etrusche di Vulci